DUELLO SU DUELLO
di MARTIN PONI MICHARVEGAS
 
(Versione di MARIA LUZ LOLOY MARQUINA ed ENEA BIUMI)

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(nella foto sopra)  In piedi: il padre di Poni, Luis León Martínez; il suo bisavolo, Parín Cornaglia, suo zio materno, Néstor Cornaglia; sedute: la madre  Irma, già incinta di Poni; sua nonna materna, Manuela Carvajal. 

Nel deserto di Itabira
l'ombra di mio padre
mi afferrò la mano

Carlos Drummond de Andrade


    1  

    La fresca oscurità dove ora vai
    lascia senza luce anche me 
    (- o il bagliore in cui derivi sbracci corri 
    penetra col suo preciso biancore il mio occhio fino ad accecarmi) 
      
    Eri lontano e per questo fosti il più amato
    il più desiderato il più rimpianto il misterioso 
    cui volli intensamente somigliare 
      
    Innanzi alla tua morte la mia bocca ho sigillato 
    ho morso i denti ho rimuginato 
    come uno stupido sto in attesa di pianto 
    ma non una lacrima cade non una lacrima cade 
      
    Per esser nuovamente al tuo fianco 
    respinsi religiosi ripieghi o superstizioni
    negli dei non credo né credo all'anima immortale 
    non è astrazione l'uomo per me per noi
    lui è la vita in tutta la sua magnificenza 
    la contraddittoria vita pietosa o crudele nel suo svolgersi 
      
    Mio padre era devoto cristiano cattolico non praticante 
    credevi nella trasparente beatitudine di Ceferino Namuncurá 
    credevi nella santità allattante di Difunta Correa
    credeva nell'innocenza di tutta l'infanzia abbandonata   

    Senza dare elemosina davi tetto e cibo della tua casa e del tuo piatto
    raccoglievi piccoli orfani gli davi abiti compiti 
    andava sempre con attorno ragazzi di strada
    vidi come lavavi i loro piedi calzandogli sandali nuovi 

    Ho rinunciato all'inquietudine di recitare benché scriva
    a elevare preghiere benché declami versi a voce alta
    muto in un giorno funesto per te non pronunciai parole 
    mi colpirono certezze illuminanti per isolarle 

    Tento di rifare il ritratto di un lavoratore
    e sovrapposto il ritratto di un giovane delinquente
    non forzerò la storia né voglio falsificare eventi
    milioni di uomini sono caduti in questo e altri 6 agosto
    ma fu lui ad insegnarmi con semplicità la rettitudine
    fragrante amore per le cose di strada 

    Fra le nebbie il fiume per chi nuoterà ha il suono del Paranà
    e io vado tra le sue onde fin dove lui accosta
    ( - o lo spinoso deserto di cardi che percorri incroci vinci
    raschia seccando la mia gola fino a farmi male) 

    Difficile è stato vivere insieme per ciò fosti il più vicino
    il più fantasticato il più invidiato l'imbattibile
    cui volli intensamente somigliare 

    Per nessuno le nostre vite servano a peso d'oro 
    per noi nessuno ripeta invano il fatto
    ciò che è stato è stato e ad esserlo non tornerà 
    tanto per te padre come per me come per i miei figli
    esperienze che apprendemmo girovagando e con dolore
    il futuro solo contiene ciò che strettamente è nuovo 

    Qui il sale non sala - tutto sala il sale dell'esilio 
    qui lo zucchero non addolcisce - tutto rende amaro l'esilio
    tuttavia l'esilio non ha distrutto il mio amor patrio
    sebbene come pazzi parlassimo la stessa lingua senza comprenderci
    appresi che patria è anche convenzione che i despoti sfruttano
    che la nostra è quel turbine chiamato vento di libertà 
    appresi che gli uomini inseguono le fonti del lavoro 
    che quelle fonti interrano i loro artigli là tra gli affamati 
    appresi che la libertà è la cavalla madre di queste marce forzate 
    però vedo il tuo orgoglio di festa nei giorni nazionali 
    e cerco di migliorare per integrare il tuo sussulto al mio   

    "I valori del padre devono essere i valori del figlio"
    fluttuavano i tuoi valori di uomo povero e indifeso 
    lottavi senza cessare contro te stesso 
    avevi regole morali di difficile lettura 
    l'ingenua scrittura lacerata di un analfabeta 
    e accanto alla tua fede alla tua speranza alla tua carità 
    ti salvò l'ingegno popolare di voler vivere in pienezza 
    certe volte pensai che ti sarebbe piaciuto vivere come i tuoi aguzzini 
      
    La mia lingua è un polipo aderente al palato 
    non posso piangerti e non è perché mi manchino i motivi 
    fra te e me si è appena prodotto uno strappo oscuro 
    cuciremo le sue labbra con delicata imbastitura
      

      
    Luis porta ad Irma 
    un verso d'amore scritto col lapis su di un asse del capezzale 
    un asse d'umido salice non corregge errori di ortografia 
    l'amore non si confonde mai 
    non copiò il verso se non dal suo cuore 
    Irma legge e annusa il legno 
    colloca l'asse su di una cassa d'arance il suo tavolino da notte 
    1935 e ancor prima 
    Luis porta ad Irma 
    la possibilità di lasciare il riformatorio delle suore 
    dov'è internata prigioniera
    dove ha visto lanciarsi dai tetti fanciulle impazzite 
    e di giorno è duro rigovernare e duro il credo 
    e soffre come una puledra legata alla noria interna di un cortile 
    e la notte son sussurri viziosi 
    e baci esperti di lingua di vecchie fanciulle 
    Luis porta ad Irma 
    un falso certificato che gli accredita un impiego e una casa 
    il giudice dei minori non si accorge dell'inganno 
    il suo lavoro è avere sogni immensi 
    la sua cascina sarà quel dicembre 
    la sua branda tutta l'estate sulla sponda del fiume   
      

      
    La Seconda Guerra mondiale entrava nel nostro dramma 
    dove saremmo vissuti come se fossimo morti? 
    alcuni polacchi gridavano nella stanza allato 
    mangiavano male litigavano maledicevano la notte ed il suo giorno 
    alcuni napoletani favoleggiavano di rubare con la bilancia a mezzo mondo 
    il cavallo impazzito entrò nel parco dove giocavamo
    ti dicono che con questo frammento non può calpestarsi una poesia 
    ti dicono che con questi discorsi non può sostenersi un parlamento 
    marce marziali per la pace mondiale! 
    l'amore gemeva attraverso sottili pareti di ponti crollati 
    solo una gran pressione distorta 
    farà entrare la realtà nei versi 
    sebbene sillabe del tuo ricordo martellino la veridicità dell'atto 
    sarà la mitraglia delle sillabe che non ti lascerà mentire 
    scivoli sulla superficie resistente dello specchio 
    quel volo radente di moscerini luccicanti sono le sillabe 
    quella staffilata strepitosa di aquile a stormi 
    portavi a passeggio il bambino per calmarlo ma insisteva 
    croce rossa rutilante per la tua disperazione senza aiuto 
    ti farò medico ti farò poeta ti farò marinaio 
    solcherai il mare sconquassato di quel dramma di grida 
    volerai sull'acqua dal mare di Usuahia fino al Baltico 
    per lasciar sulla scia ciò che ti umiliava 
    adesso sei più indignato perché sei più lontano 
    sei precisamente sull'orlo di una confessione bruttissima 
    qualcosa che non potrai sostenere senza un ricorso luminoso 
    quella pesante fatica di ruote dell'ingiusto treno del mondo 
    nuoteresti sulla terra con le grida di una Polonia cremata
    intenderesti il gergo italiano del grammo rubato 
    chiudevamo le porte le pietose persiane 
    aprivamo la radio ed entrava Joe Louis 
    neri colpi sulle quattro pareti 
    colpi gammati ai quattro angoli del cielo 
    hurras! dal ring-side de La Voz de America 
    Dove saremmo vissuti come se fossimo morti? 
    tamponavamo i massacri ma la seconda guerra entrava 
    entrava la seconda separazione dei miei genitori 
    entrava il secondo odio matrimoniale 
    entrava e allucinava il bimbo rifugiato sotto il capezzale 
    i suoi convogli i suoi treni i suoi carri armati le sue trincee 
    fanciullo che non smette di piangere tra le mie braccia di santa pazienza 
    il mio petto di tiepida spiaggia 
    le mie spiagge di stupefatta madre da lì a qui 
    dove sbarcavano le prime chiatte verso Iwo Jima 
    o il 6 agosto cadeva sopra Hiroshima il cross atomico di Joe Louis 
      

      
    Tiro questo tempo per i capelli 
    gli ho teso un'imboscata e gli do il colpo di grazia 
    lo sbatto contro la parete finché cade 
    1945 e ancor prima 
    non finii di scrivere questi compiti 
    non è l'ora di compiti 
    non è l'ora di dichiarazioni 
    né di impura sintassi 
    le bende sopra gli occhi non possono essere tolte senza dolore 
    nonostante i risciacqui brandelli di vedute rimarranno sullo straccio 
    La Cumbre i monti di Cordoba 
    l'acqua tiepida dei bagni di alibour per i suoi occhi 
    la matassa di lana invernale che sgomitoli a stento 
    in Nueva Pompeya Hadita butta a terra il gelato che gli do 
    ci sono mburucuyás in tutto il fiorito muro della ferriera 
    mi sento oppresso e triste e con pene d'amore 
    la mamma cieca il papà fuggito 
    io cieco e in fuga attraversando il ponte levatoio presidente uriburu 
    Hadita è maggiore di me di due anni 
    ne ha undici 
    e un profilo greco 
    e sguardo d'acciaio ma non cattivo 
    vado verso un'altra ragazza e le canto "Norma mia"
    però il gelato si va sciogliendo anche oggi sulla mia strada di vergogna 
      
      

      
    ora non ho voglia d'inventare 
    ora non ho voglia di mentire 
    sulla mia nascita 
    sul luogo della mia nascita 
      
    ora non vedo la luce nella maternità inaugurale 
    ora niente è bianco purissimo
    né lo sfregare dello straccio è nero sulle mattonelle 
    ora non vedo la luce filtrata dalla fonte battesimale 
    ora non odo le fredde gocce salate sopra la mia piccola testa 
    ora non entrano quelle gocce nei sordi uditi 
    ora non è inaugurale ora non è battesimale la luce 
    ora non ho voglia 
      
    ora la menzogna è chiaramente finita per me 
    ora non ci sono leggende di nascita 
    ora non ci sono gocce di fredde leggende 
    sul libro municipale degli atti 
    sul libro degli atti della mia nascita 
    ora non ho la luce tetra 
      
    ora mi stancai di aspettare che la bugia si aprisse 
    ora mi stancai di proteggere il fraudolento fanciullo 
    ora mi stancai di rimproverare alla vita il poco amore 
    alla morte il disperante amore che ci sottrasse 
    ora non brilla la goccia di acqua benedetta sul freddo capo 
    ora non è più novembre di mattina 
    ora non è più novembre in mattine di lana 
    ora non è più novembre in lana celeste 
    ora mi stancai di aver desideri 
      
    ora mi stancai di sperare 
    ora non ho desideri 
    né di risolvere la verità con una menzogna 
    né di risolvere la verità con una mezza menzogna 
    né di attaccare la verità con un sofisma perfetto
    né di attaccare la verità con la sua propria verità 
    ora mi stancai ora non ho desideri 
      
    ora cadde il guanto dagli occhi 
    il guanto come una benda degli occhi 
    il guanto di cuoio come una benda degli occhi 
    il guanto di cuoio forato come una benda degli occhi 
    ora non danno più ora li si vede 
    ora io non voglio che diventino ciechi 
    ora mi stancai 
      
    su alcune cose 
    io ora potrei parlare con sicura autorità 
    alcune cose come una pergola in un patio per esempio 
    io ora potrei spiegare come baciavo delia 
    io ora potrei spiegare tutto il fumo che oggi sarà delia pereyra 
    tutti i baci di fumo che delia avrà dato 
    tutti i baci di delia pereyra di fumo che diedi e mi diedero 
    io ora potrei parlare 
    io ora potrei sentirmi depresso 
    descrivere giorni come piombati al fondo 
    io ora potrei maledire di essere venuto al mondo 
    io ora potrei smettere di festeggiare il primus 
    il primus di bronzo che è il mio cuore 
    io ora potrei lasciar quieti nella fossa comune i miei quaderni azzurri 
    lasciar svanire la composizione scritta a scuola 
    io ora potrei tornare a casa con la cartella di lapis fischiando 
    io ora potrei desiderare di non ritornare mai più 
      
    ora potrei acclarare che patio bacio pergola erano testuali 
    e il fumo un affettuoso fumo nero di cucina a legna 
    io ora potrei dichiarare che la fossa comune era autentica 
    superficie grumosa melmoso fondo per il general pacheco 
    io ora potrei dire che sempre ci fecero lacrimare gli amori 
    dire che non saprei staccarmi mai da dosso tutto l'odio 
      
    io ora 
    per esempio 
    dovrei dire che non avevi bisogno di rieducarmi popolare 
    non scesi nei solchi nelle cascine nelle cucine 
    i cani del chilometro 26 ti latravano alle caviglie 
    la notte era stellata sì 
    e scintillavano azzurri tutti gli astri incendiati in lontananza sì 
    però quei denti sfioravano i tuoi speroni 
    e quel respiro animale di cani notturni 
    tutti volemmo che finissero 
    dovresti dirlo in qualche spazio aperto 
    dovresti mobilitare qualcuno con questo 
    dovresti dire che non è possibile rieducarsi dal basso 
    la discesa è piena di vigilanti cani latranti 
    dovresti far dei fori alla smorfia di qualcuno con questo 
    prendere al fondo dei suoi occhi la goccia di luce di pietà popolare 
    io ora 
    per esempio 
      
    dovrebbero credermi quando dico che non ho voglia di inventare 
    dovrebbero credermi quando dico luce della sala inaugurale 
    dovrebbero credermi quando dico che la menzogna terminò per me 
      
    ora io potrei porre la mia firma su certi documenti importanti 
    ora io potrei fare una meravigliosa rubrica da firmare 
    ora io potrei dettare con inflessibili altoparlanti precisi ordini 
    ora io potrei sputtanare il genocida con disinvoltura certa 
    ora io potrei studiare la mia stessa vita in controluce 
    o dare appuntamento ad un cliente importante però per domani 
    o curare con leggi cattive gente sana 
    o applicare il mio dito censore contro oscene scene 
      
    io ora potrei tenere la mia clinica con centralina telefonica 
    io ora potrei aver battuto il record di seimila aborti 
    io ora potrei avere nel mio avere un centinaio di licenziamenti 
    però il sole non ho ora che è notte 
    però ora né io potrei io ora 
      
    nessuno deve dubitare davanti a queste parole 
    l'unico qui che dubita devo essere io 
    ora che 
      
    mi stancai di aspettare il mio vescovato trionfale 
    mi stancai di perdere la sorte fulminante 
    mi stancai di aprire la porta ai curiosi invano 
    mi stancai di ordinare parole su fogli 
    mi stancai di battere le palpebre 
    di strofinare l'occhio d'intorno per continuare 
    di chiudere lo sguardo sulla striscia giallognola della rotta 
    di abbagliarmi con tutti i cartelli indicatori 
    di andare a tentoni in cerca d'una referenziale meta 
    mi stancai dei codici 
    mi stancai della segnaletica 
    mi stancai del disegno umoristico sul giornale quotidiano 
    mi stancai del io ora 
      
    c'è una crisi di valori 
    c'è una crisi di valori rincretiniti 
    c'è una crisi di valori rincretiniti senza quotazione 
    c'è un crac   

    crac che dice 
    che duello è una profonda pena per una perdita immensa 
    ora che io ora 
    crac 
    che dice che duello è un combattere fermo per rinforzare la vita 
      
      

      
      
    Niente più che l'imprescindibile 
    ciò che di perdurabile rimane tremante 
    i migliori approdi del cielo per te padre 
    i migliori fiumi argentini con i loro flutti 
    la miglior luna piena sulla diga di San Roque
      
    I migliori fiori per mio padre da qui 
    che la sua morte si ricordi fragrante 
    è agosto là estate ostile qui agli antipodi 
    le migliori fredde pioggerelle la più brutale burrasca 
    il delicato brivido dei giunchi della costa 
      
    Le migliori casse da frutta con i loro traversini 
    i migliori pettini d'acciaio per infilare i chiodi 
    la mela più rossa della valle del Rio Negro 
    il grappolo più dolce delle falde andine di Mendoza 
    l'abbattuto tronco pietrificato di Chubut 
      
    Riempiamo di favolose rose isolane questo silenzio 
    riempiamo questo spazio di amiche mani tiepide 
    riempiamo questo vuoto di pomeriggi di bar indimenticabili 
    cada sulla sua cassa la zolla più grossa della terra 
      
    Niente più di quello che non si può dimenticare 
    il genocidio inferto come una bocca chiusa di madre 
    la miglior gramigna della pampa umida per te padre 
    i migliori puledri non domati  
    la giovenca da latte segno di prosperità
      
    Il migliore dei rispetti per mio padre da qui 
    che le sue traversie si ricordino semplicemente 
    è inverno lì agosto secco qui agli antipodi 
    il più nudo amore di una donna sulla spiaggia per lui 
    il fragoroso schiamazzo di ragazzi per lui 
      
    Il miglior martello temperato per la sua mano 
    il miglior grembiule di tela olona per coprire il suo petto 
    il miglior rauco fischio delle undici verso il pranzo 
    la miglior pietra di smeriglio per pulire i suoi calli 
    il più fumoso minestrone dell'inverno   

    La miglior alba sulle colline di Entre Rios 
    il più cattivo giaguaro di Chaco per lui 
    il miglior sciroppo di Santiago in un fiasco di vetro 
    il miglior tamal il più succulento cibo nella sua pentola 
    il più succoso vuoto nella sua griglia oggi eterna 
      
    La miglior canoa incatramata per te padre 
    l'argentata mojarrita pescata con l'amo 
    le coraggiose orate che si tuffano al tuo lato 
    tarariras e anguille che scappano dal tuo dito 
    banchi di bagres acciughe boghe sotto il tuo molo 
      
    Niente più di ciò che è strettamente necessario 
    quello che non corrompe complimenti né corrode il tempo 
    per andarcene come siamo venuti 
    lasciando solo cose che vivano con la vita di altri 
      
    Un tango una ranchera un chamamè una samba una milonga 
    il miglior chiavistello per aprire il cofano dei ladri 
    la miglior cabala per far saltare la banca negligente 
    il miglior finale elettrizzante da testa a testa 
      
    Il miglior goal del calendario di calcio 
    la lotta dei galli più feroci dove sanguina il denaro 
    un gioco infernale che non dia mai il culo 
    le frustate della quadriga più vicina del vicinato 
    il più bel sapo di bronzo che mangia tintinnando 
      
    La miglior madreselva che rinnova nei cortili 
    il gelsomino del paese più galante della notte 
    il più ombroso ombù il più aspro fico 
    il più forte lapacho che ribatte l'ascia 
    la più soave salsapariglia per fumare nuovamente
      
    Niente più di ciò che non si può meritoriamente dargli
    la sua miglior resta di cozze il suo miglior sanguinaccio basco 
    una striscia d'arrosto con cuoio di vitello sacrificato 
    la miglior patata balcarceña barbabietole puntane 
    il miglior ramo di garofani di un vivaio giapponese 
      
    La cella meno penosa di Sierra Chica 
    la miglior panca al sole nel patio di Devoto 
    il certificato di buona condotta che non gli uscirà mai 
    la miglior benda sopra gli occhi la migliore delle domande 
    No! Che non succeda più! 
      
    Solo chi conosce la fame potrà saziarci di lei 
    solo chi conosce la pazzia potrà avvicinarsi senza timore 
    solo chi si sente perseguitato saprà darci riparo 
    solo chi passa le notti in bianco curerà l'insonnia 
      
    Solo chi non ha avuto di che coprirsi ci darà calore 
    solo chi ha conosciuto in lui l'infermità ci guarirà 
    solo chi si avvicina alla ricchezza saprà come corrompe 
    solo chi si è spogliato di tutto ci può dare qualcosa 
      
    Nessuno più di chi sa conosce l'umiltà 
    chi persistendo rimanga da esempio 
    le migliori parole per te padre 
    i migliori falò sul monte 
    l'occhio vigila più attento in questa lunga notte   

    I suddetti giorni multitudinari per te padre 
    e non come se ogni giorno fosse l'anniversario di qualche male 
    i migliori serpenti smeraldi della selva missionaria 
    il miglior guanaco la miglior vigogna gli innocenti agnelli 
    tutto il giardino della repubblica sulla tua tomba 
      
    Il miglior staffile rozzo l'ampia gualdrappa 
    il miglior sandalo domenicale di tutti i posti
    lo stivaletto più elegante col tacco alto che si vide nel bailongo 
    i più terribili talloni intarsiati 
    la ushuta più leggera della terra per i tuoi piedi di polvere 
      
    Le fluenti lacrime dei salici piangenti di Lujan 
    una goccia di birra una goccia di rugiada una goccia di vino 
    una goccia di miele di melassa di Jujuy 
    la migliore delle quebradas risonanti al passo della tua mula 
    i migliori canti del chingolo del zorzal del misto 
      
    I pezzi di giacimenti d'oro dei fiumi Primo Secondo Terzo 
    il migliore dei letti petroliferi del mondo 
    uranio per te carne di prima scelta per te grano per te 
    orzo per te mais per te latte sostanzioso per te 
    farine pure macinate per te acque limpide 
    per te il pane croccante come il canto del gallo nel mattino 
    per te il mattino cantando come un pane croccante 
    per lui che è il popolo tutto il meglio senza ripari 
    per lui che è ed è stato il nostro sostegno 
    tutto l'appoggio per lui che ha affrontato la morte fino a stancarla 
    chi di braccia cadute non sa che cosa siano le braccia incrociate 
    per lui che ha affrontato la repressione per sopravvivere 
    e sopravvivendo permise che noi narrassimo 
    poetassimo componessimo cantassimo 
    legassimo 
    i pezzi rotti riunissimo con cemento gli sforzi 
      
    Niente di più che l'imprescindibile per lui questo digiuno 
    ciò che bene si sente si trasmetta senza errori 
    ciò che non può non riconoscere per essere lui stesso 
    per lui ciò che è di lui 
    ora che lo impastò lo inchiodò lo elevò lo drizzò lo remò 
    lo pescò lo cacciò lo trattenne lo misurò 
    lo scavò lo infilò lo involò lo montò lo segò lo ammanettò 
    lo armò lo smantellò lo protesse lo mantenne 
    lo tirò lo fortificò lo crebbe 
    e al fine lo lasciò solo 
    senza dire è mio 
      
      
      

      
      
    A Luis León Martínez,
    Alla sua memoria 

      

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    DUELO SOBRE DUELO

    Scritto nell'agosto del 1981, in Madrid. Riceve menzione nel certamen di Poesia della Rivista Plural, Messico, dello stesso anno. E' registrato ed edito in musicacassetta dalla Produccion Artesanal nel 1984, in Madrid. Dati tecnici: testo e voce, Martin Micharvegas. Musica, arrangiamento ed esecuzione: Horacio Lovecchio. Percussioni: Diego Martinez. Coda finale: Picon Sanchez e Martin Micharvegas. Tecnico di registrazione: Chema Lope de Toledo. Studio di registrazione: Lope de Toledo/Aravaca. Disegno di copertina: Maite de Castillo. Grafica: Charles Lantero. Fu presentato in aprile/maggio del 1985 nel Centro cultural de la Villa de Madrid all'interno dello spettacolo "Poemas y Canciones del Rio de la Plata", in cui partecipò anche il poeta e musicista uruguaiano Osiris Rodriguez Castillos. Fu interpretato nell'ambito della Lateinamerikanische Woche (settimana latinoamericana) dal 7 al 11 ottobre 1985 allo Studenten Zentrum (STUZ) di Zurigo, Svizzera. In cui parteciparono: Felipe Vargas (Colombia), Maya Brecher (Nicaragua), Miguel Rojas Mix (Cile), Jorge Musto (Uruguay) e Daniel Viglietti (Uruguay). Fu messo in scena a Buenos Aires il 3 e il 10 agosto del 1986 nella sala AB del Centro Cultural San Martin, durante il recital "Micharvegas: nuovos poemas/viejas canciones" con l'accompagnamento di Horacio Presti (chitarra) , Javo Micharvegas (chitarra e voce), e Diego Martinez (percussioni).

    Carlos Drummond de Andrade (1902 - 1987, Brasile) partecipò al movimento letterario modernista, sorto nella Semana de Sao Paulo (1922). Giornalista professionista e funzionario pubblico, contribuì attivamente al riconoscimento dei diritti dello scrittore in Brasile, aiutando a fondare varie associazioni per questo. Sono state pubblicate delle antologie con sue poesie in Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Svezia. Tra le sue opere più conosciute figurano: "Menino antigo", "Alguma poesia", "Brejo das almas", "Sentimento do mundo", "José", "A rosa do povo", "Claro enigma". 

  Copyright (c) 2008 Micharvegas. All rights reserved.

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